martedì 17 gennaio 2012

L'odio è un tonico, fa vivere, ispira vendetta; invece la pietà uccide, indebolisce ancora di più la nostra debolezza (Honoré de Balzac).

Se la viltà batte il "compito della vita", di Pierangelo Sapegno

Non sappiamo se come Lord Jim anche il comandante Francesco Schettino dovrà correre tutta la sua vita, da un posto all’altro, fra la vergogna e il rimpianto, per sfuggire ai suoi demoni.

Anche nel romanzo di Joseph Conrad, il primo ufficiale era scappato su una scialuppa dalla sua nave in tempesta. Processato e degradato, fu costretto a scappare con la sua ignominia senza riuscire a perdonarsi il suo errore, trovando riscatto solo alla fine in una terra lontana. L’eroismo serve nei film, o nei libri. Francesco Schettino dev’essere costretto ad affrontare altri fantasmi, cercando fra i rimorsi di un errore. Ma come per Lord Jim, ormai niente sarà più come prima.


E’ che ci sono errori che cambiano la vita. L’errore dell’uomo ha sempre qualcosa di imponderabile in sé, qualcosa che resta difficile da giudicare, come il peccato: una paura, un sentimento, a volte solo un pensiero, che ne determina l’azione. In fondo, che cos’è l’errore se non un peccato. Sono le conseguenze che ne classificano la gravità. Ecco, la fuga e l’atto di viltà, hanno una accezione più grave di tutti gli altri, semplicemente perché appartengono anche a noi, alle nostre fragilità e alle nostre miserie, e noi sappiamo bene quanto dobbiamo combattere ogni giorno per superarle. La viltà di un altro ci indebolisce. Ma la viltà di chi comanda ci umilia, ha qualcosa in sé che non è spiegabile se non con il rifiuto e lo spregio. Il generale Giacomo Zanussi raccontava così in un suo diario la fuga del Re e degli Alti Comandi da Roma, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943: «Sono passate le sei. Qualche soldato, fermo sui marciapiedi, davanti agli edifici del Ministero della Guerra e dello Stato Maggiore, saluta. Ma gli altri, i più, restano come sono, berretto di traverso, viso torvo, mani in tasca. Annusano la fuga dei capi». Quel peccato costò la vita di 1300 soldati e cittadini anonimi, mentre una fila vociante di 250 ufficiali con le loro famiglie si riversava disordinatamente sulla tolda della corvetta Baionetta nel porto di Pescara, fra insulti preghiere e spintoni, per scappare a Brindisi.


Come si vede, c’è sempre, nella diversità delle azioni, una diversità ancora più evidente di comportamento. Non è solo la dignità del coraggio, o la vergogna della fuga. Il commissario di bordo Manrico Giampedroni risponde quasi sorridendo, sdraiato su un lettino, con la mano e il braccio fasciato e la gamba ingessata, che lui ha fatto quello che doveva fare, mica di più. «Quello era il mio compito», dice. «Credo che anche il comandante abbia fatto il suo». E’ il senso del dovere, quello che ti eleva, la fatica di fare il tuo compito ogni giorno e tutti i giorni. Non è così semplice come sembra. Molti di noi ci riescono. Ma sono i migliori. Perché non devi sbagliare. L’ammiraglio Persano, nel 1866, perse la battaglia di Lissa contro Wilhelm von Tegetthoff, il comandante austriaco che parlava in veneto ai suoi marinai, che erano tutti triestini, istriani, dalmati e veneziani. Ritornò in Italia annunciando una grande vittoria, fino a quando non vennero pubblicati i bollettini della battaglia: gli italiani, nonostante una flotta numericamente superiore, si erano ritirati con due navi corazzate affondate e 620 morti, contro i soli 38 degli austriaci, che non avevano perso alcuna unità. Il proprio compito bisogna farlo sino alla fine. Nessuno riuscì a capire l’enorme e inutile bugia raccontata dall’ammiraglio. Ma certo, per commettere un errore del genere, tutti pensarono che doveva averne nascosto uno più grande.


Quello più grande commesso da Francesco Schettino, non possiamo giudicarlo. Tocca agli altri farlo. Come quei soldati che vedevano correre via la Fiat 2800 grigioverde con il re e il generale Puntoni, anche a noi non resta che guardare. E lui non l’abbiamo visto fra i volti dolenti dei turisti disperati e di tutti quelli che adesso stanno lottando contro il mare e contro il tempo per salvare l’ultima vita. Lì c’erano solo gli uomini di tutti i giorni, quelli che accettano il compito della vita. Fino in fondo.


http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9657

lunedì 16 gennaio 2012

Agnese, di Ivan Graziani


Spalle al muro, di renato Zero


Golden Globe a "Paradiso amaro", Clooney e Meryl Streep

E' andato a "Paradiso amaro" il Golden Globe per il miglior film, nella categoria "drama" e George Clooney, protagonista della pellicola di Alexander Payne, e' stato premiato come miglior attore drammatico avendo la meglio sugli amici Brad Pitt e Leonardo di Caprio.

FILM MUTO "THE ARTIST" FA INCETTA DI PREMI
"The Artist" ha fatto incetta di premi ai Golden Globes tributati ieri sera al Beverly Hilton hotel di Los Angeles. Il film muto in bianco e nero, scritto e diretto da Michel Hazanavic, ha vinto il Golden Globe come migliore film nella categoria commedia o musical, come miglior attore con il riconoscimento al protagonista Jean Dujardin e come migliore colonna sonora originale.
 


MERYL STREEP MIGLIOR ATTRICE PER "LADY DI FERRO"
Meryl Streep si e' aggiudicata il Golden Globe come migliore attrice per la sua interpretazione della "Lady di Ferro" nel film diretto da Phyllida Lloyd e dedicato all'unico primo ministro donna della storia del Regno Unito: Margaret Thatcher.
  L'attrice, al suo ottavo Golden Globe, e' salita sul palco del Beverly Hilton hotel di Los Angeles per ritirare il prestigioso riconoscimento nella categoria "drama", tributato ogni anno dall'Associazione stampa estera di Hollywood, sfoggiando un lungo abito nero con il corpetto in pizzo in style cowgirl.
  Dopo i ringraziamenti di rito si e' dichiarata "molto orgogliosa di questo film". Meryl Streep ha vinto il Golden Globe anche nel 2010 per "Julia & Julia" e nel 2007 per il "Diavolo veste Prada", solo per citare i piu' recenti.
 

SCORSESE MIGLIOR REGISTA,A FREEMAN PREMIO SPECIALE
A Martin Scorsese il premio come miglior regista per "Hugo Cabret", mentre a Morgan Freeman e' andato lo speciale riconoscimento Cecil B. De Mille. Per i due giganti del cinema di Hollywood c'e' stata una standing ovation.

MIGLIOR SCENEGGIATURA A WOODY ALLEN
E' andato a Woody Allen per "Midnight in Paris" il Golden Globe per la migliore sceneggiatura. Alla cerimonia di consegna, Woody Allen, notoriamente 'allergico' agli 'oscar', non ha partecipato.
 

"MASTERPIECE" DI MADONNA MIGLIOR CANZONE
La pop star Madonna ha vinto il Golden Globe per la miglior canzone originale nel film "Masterpiece". "Questa e' una vera sorpresa", ha detto la cantante ritirando il premio durante la cerimonia di consegna. (AGI) .

domenica 15 gennaio 2012

SANREMO 2012 - I 14 "Artisti", ecco la lista ufficiale

L'attesa è finita. Nel corso dell'Arena di Massimo Giletti, il salotto domenicale di RaiUno, Gianni Morandi ha reso noti i nomi dei 14 cantanti che parteciperanno al Festival di Sanremo 2012. La kermesse canora, giunta quest'anno alla 62esima edizione, promette scintille.

Ecco i nomi:
Dolcenera
Irene Fornaciari
Nina Zilli
Samuele Bersani
Pierdavide Carone
Noemi
Matia Bazar
Arisa
Francesco Renga
Emma Marrone
Gigi D'Alessio-Loredana Bertè
Chiara Civello
Eugenio Finardi
Marlene Kuntz


Accompagnati da star internazionali di assolito rilievo, quali Patti Smith e Al Jarreau, dal 14 al 18 febbraio gli "Artisti" si daranno battaglia sul palco della manifestazione canora italiana per eccellenza.

Eccomi, di Marco Frisina


Prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (6, 13-15 17-20)

Fratelli, il corpo  non è per l'impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito.
State lontani dall'impurità! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all'impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque a Dio nel vostro corpo!

sabato 14 gennaio 2012

Maledette malelingue, di Ivan Graziani


Il coraggio che non c'è, di Maurizio Ferrera

LAVORO, TROPPI TIMORI

Con le consultazioni avviate dal ministro Fornero, la partita sul mercato del lavoro sta entrando nel vivo. Sinistra e sindacati hanno levato gli scudi a difesa dell'articolo 18. Per ora, dunque, la discussione riguarda essenzialmente il cosiddetto contratto unico o «prevalente» (che dovrebbe sostituire la pletora di contratti atipici) e gli ammortizzatori sociali.
Precarietà e scarse tutele contro la disoccupazione sono problemi molto seri, che creano crescente disagio sociale. Su entrambi i fronti le soluzioni non possono che essere di tipo «difensivo»: ciò che serve è infatti maggiore protezione. L'agenda delle riforme non può però esaurirsi con questo tipo di misure. Occorrono anche provvedimenti di tipo «espansivo», capaci di stimolare l'occupazione.
In Italia mancano i posti di lavoro. Non è solo colpa della crisi, il problema ha radici strutturali. I nostri tassi di occupazione sono fra i più bassi d'Europa: rispetto alla Gran Bretagna (che ha la stessa popolazione dell'Italia) abbiamo quasi sette milioni di occupati in meno, soprattutto donne. La via maestra per creare lavoro è ovviamente la crescita. Ma attenzione: la struttura del mercato occupazionale è a sua volta un fattore di crescita. Se ci sono troppe strozzature, i posti di lavoro non arrivano neppure quando l'economia si espande. Le riforme possibili sono tante, ma la più promettente è una drastica semplificazione delle norme. Agli imprenditori stranieri il diritto del lavoro italiano appare come un indecifrabile mosaico bizantino, privo di certezze interpretative e applicative. Il risultato è che abbiamo pochissimi investimenti esteri e così rinunciamo a centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.
C'è poi la riforma dei servizi per l'impiego. Mancano programmi efficienti di reinserimento e riqualificazione dei disoccupati, soprattutto i più anziani. Chi è in cerca di lavoro è abbandonato a se stesso, mentre ai beneficiari di sussidi non viene chiesta alcuna contropartita. Scuola e università non parlano con le imprese, che a loro volta non sanno valorizzare le competenze di diplomati e laureati. Abbiamo un enorme deficit di occupazione nel terziario: se non incentiviamo l'economia dei servizi è impensabile raggiungere i livelli d'impiego di Francia o Gran Bretagna.
Le parti sociali possono far molto, anche sul piano bilaterale. Ma sulle questioni decisive occorre l'iniziativa del governo. Ciò vale soprattutto per la semplificazione. La proposta Ichino sul nuovo Codice del lavoro costituisce un'ottima base da cui partire. La questione della flessibilità in uscita potrebbe anche essere accantonata e affrontata, per il momento, con sperimentazioni volontarie.
Sul mercato del lavoro dal governo Monti ci aspettiamo non un compromesso al ribasso, ma un progetto ambizioso che combini l'obiettivo dell'equità protettiva con quello dell'efficienza regolativa e organizzativa. E ci auguriamo che, al momento buono, sinistra e sindacati sappiano mostrare disponibilità e lungimiranza: non solo sul primo, ma anche sul secondo obiettivo.