mercoledì 15 febbraio 2012

Il predicatore decadente, di Aldo Grasso

SANREMO

Joan Lui è convinto di predicare meglio dei preti. Ma nel ruolo di profeta salva Italia ne vogliamo solo uno: o Monti o Celentano

Joan Lui è convinto di predicare meglio dei preti. Ma nel ruolo di profeta salva Italia ne vogliamo solo uno, due sono troppi: o Monti o Celentano.
Dopo ieri sera ho scelto definitivamente. Ogni anno il Festival di Sanremo ci mette di fronte a un tragico dilemma: ma davvero questo baraccone è la misura dello stato di salute della nazione? E se così fosse, non dovremmo preoccuparci seriamente? C'è stato un tempo in cui effettivamente il Festival è stato specchio del costume nazionale, con le sue novità, le sue piccole trasgressioni, persino le sue tragedie. Ma tutto ha un tempo e questo (troppo iellato) non è più il tempo di Sanremo o di Celentano, se vogliamo rinascere. Monti o Celentano? Se davvero il nostro premier vuole compiere il titanico sforzo di cambiare gli italiani («l'Italia è sfatta», con quel che segue), forse, simbolicamente, dovrebbe partire proprio dal Festival, da uno dei più brutti Festival della storia. Via l'Olimpiade del 2020, ma via, con altrettanta saggezza, anche Sanremo, usiamo meglio i soldi del canone. O Monti o Celentano. O le prediche del Preside o quelle del Re degli Ignoranti contro Avvenire e Famiglia Cristiana.

Non mi preoccupa Adriano, mi preoccupano piuttosto quelli che sono disposti a prenderlo sul serio. E temo non siano pochi. Ah, il viscoso narcisismo dei salvatori della patria! Ah, il trash dell'apocalissi bellica! Cita il Vangelo e bastona la Chiesa, parla di politica per celebrare l'antipolitica: dalla fine del mondo si salva solo Joan Lui. Parla di un Paradiso in cui c'è posto solo per cristiani e musulmani. E gli ebrei? Il trio Celentano-Morandi-Pupo assomiglia a un imbarazzante delirio. A bene vedere il Festival è solo una festa del vuoto, del niente, della caduta del tempo e non si capisce, se non all'interno di uno spirito autodistruttivo, come possano essersi accreditati 1.157 giornalisti (compresi gli inviati della tv bulgara, di quella croata, di quella slovena, di quella spagnola, insomma paesi con rating peggiore del nostro), come d'improvviso, ogni rete generalista abbassi la saracinesca (assurdo: durante il Festival il periodo di garanzia vale solo per la Rai), come ogni spettatore venga convertito in un postulante di qualcosa che non esiste più. Sanremo è il Festival dello sguardo all'indietro (anni 70?), dove «il figlio del ciabattino di Monghidoro» si trasforma in presentatore, è il Festival delle vecchie zie dove tutti ci troviamo un po' più stupidi proprio nel momento in cui crediamo di avere uno sguardo più furbo e intelligente di Sanremo (più spiritosi di Luca e Paolo quando cantano il de profundis della satira di sinistra), è il Festival della consolazione dove Celentano concelebra la resistenza al nuovo. Per restituire un futuro all'Italia possiamo ancora dare spazio a un campionario di polemiche, incidenti, freak show, casi umani, amenità, pessime canzoni e varia umanità con l'alibi che sono cose che fanno discutere e parlare? Penso proprio di no.

P.S. Mentre scrivevo questo pezzo mi sono arrivati gli insulti in diretta da Sanremo. Ma non ho altro da aggiungere.

http://www.corriere.it/spettacoli/speciali/2012/celentano-predicatore-decadente-grasso_96ccf2b2-5799-11e1-8cd8-b2fbc2e45f9f.shtml

Celentano fa il tribuno e perde la testa, di Angela Calvini

Nessuno avrebbe mai pensato di bombardare il teatro Ariston, durante Sanremo. Soprattutto di discorsi biliosi. Celentano, invece ha pensato di travolgere Sanremo in un delirio di onnipotenza: e chi se ne importa dei colleghi artisti, della gara (che all’inizio si è pure inceppata) di Morandi, Papaleo e di tutto il Festival.

Nel bel mezzo della gara, suonano le sirene, Morandi scappa dal palco, l’Ariston si trasforma in un campo di battagli tra colpi di mitra, bombardamenti aerei, feriti, gente che fugge dal teatro. Poi appare lui, rosso in viso, in trench e cravatta a righe. E lascia basiti. Comincia a fare la predica ai preti perché «morire se la predica si capisse perché non sanno regolare l’audio negli altoparlanti. Sembra quasi che i preti dicano: noi la predica l’abbiamo fatta poi chi se ne frega se gli ultimi in fondo non sentono. Il Vangelo è stato chiaro, beati gli ultimi, perché saranno nel regno dei cieli». Poi sostiene di non sopportare neanche i frati «perché nei loro argomenti e dibattiti tv, non parlano mai della cosa più importante: il motivo per cui siamo nati. Insomma, non parlano mai del Paradiso. Danno l’impressione che l’uomo sia nato solo per morire».

Poi, ecco la sua vendetta contro chi ha «osato» fare delle pacate e civilissime critiche sulla sua decisione di dare il suo cachet in beneficenza. Celentano non perdona. E attacca a testa bassa: «Giornali inutili come Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi definitivamente perché si occupano di politica e di beghe del mondo anziché di cose confortanti che Dio ci ha promesso». E viene il serio dubbio che Celentano non li abbia mai letti davvero. Ma lui non vede e non sente. Vuole vendicarsi e lo fa (tanto la Rai gli ha dato carta bianca): «Avvenire e Famiglia Cristiana sono testate ipocrite come le critiche che fanno a uno come don Gallo che ha dedicato la sua vita per aiutare gli ultimi». Ora che si è sfogato, Celentano, fra una cantatina blues, e una vecchia hit, si incarta tristemente in discorsi sull’alta velocità, sul referendum bocciato dalla consulta e in una penosa gag su destra e sinistra con Pupo e il povero Morandi. Poi si lancia in una filippica a favore del martirio di Gesù e intona, come avevamo previsto, Il forestiero, basato sul Vangelo della Samaritana. Mentre ancora sta parlando su Facebook, Twitter e sui blog monta la protesta. E fiocca la solidarietà per i giornali cattolici per i quali Celentano ha chiesto la chiusura.

«Per fortuna i giornali non dipendono da Sanremo e ancor meno da Celentano le cui battute senza senso fanno ridere chi può godersi Sanremo ma non cambiano un paese che ha bisogno oggi più di ieri di giornali di idee e di identità come Avvenire e Famiglia Cristiana ma anche di tanti altri che sono l’opposto e il contrario». Lo dice il segretario della Fnsi Franco Siddi, commentando le parole di Celentano a Sanremo. «Questa volta neanche per paradossi si riesce a dare un senso a quello che un grande artista come Celentano dopo tanta attesa dice. Ha perso il senso che in altri tempi sapeva invece recuperare. Per fortuna le bussole sono altre», conclude Siddi.

Immediata solidarietà anche dal Movimento Liberi Giornalisti, componente rappresentata sia al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti, sia nella FNSI (il sindacato unico dei giornalisti).


 http://www.avvenire.it/Spettacoli/Pagine/Celentano-fa-il-tribuno.aspx

"Io e Gigi D’Alessio? Come Marilyn Manson insieme a Orietta Berti", di Paolo Giordano

La cantante sembra un’altra: pacata, dolce, riflessiva E in forma: "Macché ritorno. Non me ne sono mai andata". E su Gigi D'Alessio: "Mai sentita la sua musica. E facciamo coppia..."

Imprevedibile. Sempre. Anche ora: la Berté che non t’aspetti è pacata, riflessiva, persino dolce. Di solito spacca tutto: fuori dal palco, alberghi compresi. 

Gigi D'Alessio e Loredana Bertè
Loredana Bertè e Gigi D'Alessio
 Stavolta no, è in formissima e sul palco canta come deve fare una lady del pop rock. Merito suo. E merito di Gigi D’Alessio che un giorno s’è inventato di formare la coppia più pazza del Festival. E ha deciso di diventare il suo pigmalione, roba che non si vedeva da quel dì, nel mondo egoista della musica italiana. Come dire: il titolo della canzone, Respirare, vale anche come riassunto della nuova vita di Loredana Berté. E lei l’affronta manco fosse una debuttante: col fiato sospeso. Fino alla prossima sfuriata.
Signora Berté, durante le prove qui all’Ariston un tecnico del mixer ha detto: è una forza della natura.
«È vero. Ma dov’è la novità?».
Ritorna a Sanremo. Nel 2008 era stata squalificata perché Musica e parole non era inedita, dicono.
«Macché, era inedita. Ho ancora i premi a casa ed è come se avessi vinto ufficialmente. Quell’anno ebbi anche la copertina di Sorrisi e Canzoni come da decenni si fa con i vincitori».
Tanti dicono: finalmente la Berté ritorna sulle scene.
«Il mio non è un ritorno».
Beh, così pare.
«Non sono mai andata via. Ho soltanto smesso di fare dischi perché i dischi non vendono più. Ma sono sempre qui, quest’anno, poi, sono stata anche spesso in tv».
Però nessuno si aspettava di vederla al Festival con Gigi D’Alessio.
Qualcuno ha pure detto: il diavolo e l’acqua santa.
«Siamo come Marilyn Manson e Orietta Berti».
Gigi Berti e Loredana Manson.
«Le nostre diversità sono il nostro punto di forza. Le coppie che resistono sono quelle che si compensano».
Ma lei ascoltava le canzoni di D’Alessio prima di incontrarlo?
«No, non conoscevo la sua musica. Però il suo nuovo album, Chiaro, mi piaciuto».
Come vi siete incontrati?
«Renato Zero gli ha lasciato il mio numero di telefono. Ci siamo parlati, mi ha proposto di ascoltare il pezzo che aveva scritto pensando a me. Gli ho detto: ok, mandami un DHL».
Un corriere?
«Già. Invece lui mi ha mandato a prendere e poche ore dopo eravamo nello studio di casa sua ad ascoltare il brano».
Magari ha cucinato Anna Tatangelo.
«Sì, abbiamo pranzato insieme. In fondo, seguo da sempre la Tatangelo e mi piace pure quando la vedo a Ballando con le stelle. Ho conosciuto il loro figlio Andrea, bello come il sole».
Nella serata dei duetti, con voi ci sarà Macy Gray.
«L’abbiamo scelta perché lei ha una grande voce, perfetta per Almeno tu nell’universo, pezzo favoloso che piace in tutto il mondo».
Anche se dice di aver smesso di registrarli, tutti si aspettano un nuovo disco.
«Non ho la minima idea di quando uscirà. E non ho la minima voglia di pensarci».
Ci sono artiste che «studiano» da Berté?
«Per essere come sono stata io finora bisogna avere carisma, coraggio, passione. Specialmente se si è donna: il nostro è un Paese maschilista che ci rende tutto più difficile. È come se ci mettessero in naftalina. Quando Seguo X Factor penso: quanti di questi giovani resisteranno?».
D’accordo, ma i nomi?
«Noemi, Emma e Marco Mengoni».
Lo sa che Lady Gaga ha usato un pancione posticcio come fece lei qui nel 1986?
«Certo».
Avrà pensato che l’ha copiata, vero?
«Caro giornalista, ti sei già risposto alla domanda. Proprio come fa Marzullo».
Capito il caratterino?

http://www.ilgiornale.it/spettacoli/io_e_gigi_dalessio_come_marilyn_manson_insieme_orietta_berti/15-02-2012/articolo-id=572213-page=0-comments=1

Gigi D' Alessio e Loredana Bertè, "Respirare"




giovedì 9 febbraio 2012

Margaret Thatcher's family are 'appalled' at Meryl Streep film, by Tim Walker

Film about Margaret Thatcher's life, which is expected to star Meryl Streep, shows the former prime minister as a dementia-sufferer looking back at her life with sadness.

Actress Meryl Streep may play Baroness Margaret Thatcher in upcoming film
Although the prospect of Meryl Streep playing Margaret Thatcher may have pleased some admirers of the Conservative former prime minister, her children have been horrified to discover more about the film.
Margaret Thatcher during the 1982 Conservative Party Conference: How Margaret Thatcher became known as 'Milk Snatcher'
Margaret Thatcher during the 1982 Conservative Party Conference
 
Mandrake hears that the screenplay of The Iron Lady depicts Baroness Thatcher as an elderly dementia-sufferer looking back on her career with sadness. She is shown talking to herself and unaware that her husband, Sir Denis Thatcher, has died.
“Sir Mark and Carol are appalled at what they have learnt about the film,” says a friend of the family. “They think it sounds like some Left-wing fantasy. They feel strongly about it, but will not speak publicly for fear of giving it more publicity."
Cameron McCracken, the managing director of the film-maker Pathé, confirms: "It is true that the film is set in the recent past and that Baroness Thatcher does look back on both the triumphs and the lows of her extraordinary career.
"It is a film about power and the price that is paid for power. In that sense, it is the story of every person who has ever had to balance their private life with their public career." 
He says Lady Thatcher's health will be featured, but insists that it will be “treated with appropriate sensitivity”. He adds of the film: “Although fictional, it will be fair and accurate.” 

http://www.telegraph.co.uk/news/celebritynews/7895160/Margaret-Thatchers-family-are-appalled-at-Meryl-Streep-film.html

L’interpretazione di un personaggio storico: Margaret Thatcher, di Emanuela Medoro

A proposito del film The Iron Lady, le interpretazioni da considerare sono due, la prima è quella di Phyllida Lloyd, regista del film. La regista rappresenta l’ex Primo Ministro inglese Margaret Thatcher  nella sua attuale  dimensione domestica, nella terza età, quella in cui lei divenuta Baronessa, preda di una certa confusione mentale, rivive il suo passato. E così il film si svolge in un continuo alternarsi fra scene odierne di quieta ed agiata vita domestica e raggi di luce su un passato denso di avvenimenti che sono nella memoria di tutti e fanno orami parte della nostra storia. E’ rimasta nella memoria collettiva la Lady di Ferro, la signora curatissima e bionda che credeva ciecamente nel libero mercato privato, nello smantellamento della industria di stato e dell’apparato del welfare, con conseguenti licenziamenti, disordini di piazza, sempre sorda ad ogni osservazione dell’opposizione, che lei ostinatamente accusava di non produrre ricchezza e democrazia. Con particolare risalto è riproposta la guerra per la riconquista delle lontanissime isole Falkland, forse non necessaria da un qualunque punto di vista pratico, ma ottima per riaccendere l’orgoglio imperiale britannico, un po’ affievolito.
Commovente la scena in cui il giovane Primo Ministro David Cameron la fa rientrare nella residenza di 10, Downing Street, dove lei visse e governò per 10 anni, fino al ‘91.
Il verdetto del suo entourage sul film è stato negativo: una fantasia di sinistra, un insulto alla sua immagine. Penso che la deprecata fantasia di sinistra stia nell’insistenza sulle immagini dei disordini di piazza, delle manifestazioni di lavoratori licenziati etc. etc., che tuttavia sono un ricordo preciso dell’Inghilterra degli anni ’80.
La seconda interpretazione da considerare è quella dell’attrice che interpreta il ruolo della protagonista, Merryl Streep. Credo che per definire le grandiattrici sia stato spesso usato l’aggettivo Divina, è di questo aggettivo che mi servo per definire con un termine chiaro a tutti l’interpretazione di Merryl Streep del personaggio Margaret Thatcher. Sul web circola un giudizio di un giornale inglese su questa interpretazione che mi piace riportare “difficile immaginare un’attrice, seppure inglese, che potesse fare un lavoro migliore”. Proprio così, eccellente, insuperabile l’americana Merryl Streep nel ricreare il personaggio, nelle varie età della vita, da giovane fino alla terza età, mutevole e ricco di espressione il volto: duro, autorevole, autoritario, orgoglioso, sarcastico, forte, ma anche dolce, ironico e amichevole a seconda delle necessità, cosa non facile, visto che la Lady di ferro è entrata nella storia negli anni ’80, quando già la politica era comunicazione mediatica, spettacolo televisivo, fotografi  e reporter al lavoro intorno a lei, scrittori e giornalisti impegnati a studiarne pensieri ed opere. Gran bel film, da vedere.