venerdì 2 dicembre 2011

Riforme vere o sarà Cigno nero, di Guido Gentili


Primo fatto. L'euro è in pericolo, a rischio d'estinzione, e l'Europa col vertice del 9 dicembre è chiamata a dare segnali inequivocabili per recuperare la fiducia dei mercati.


Secondo fatto. L'Italia deve fare per intero il lavoro che le compete a Bruxelles ma prima ancora a Roma, lunedi 5 dicembre (una data concordata in Europa), dovrà entrare in pista il "pacchetto" del Governo Monti per blindare il pareggio di bilancio fissato al 2013 e insieme per avviare le riforme che le assicurino un doppio futuro. Quello a tamburo battente sui mercati, per convincerli a comprare Italia invece di venderla. E quello appena meno prossimo che dà il senso (e la misura) di una ritrovata capacità di sviluppo, la sola carta che può rendere sostenibile il consolidamento fiscale.


Questi fatti occorre tenere a mente nel fine settimana. Rischiamo di veder nascere il Cigno nero, l'evento rarissimo, che potrebbe prendere in questo caso le forme del crollo dell'euro e dell'interconnesso default dell'Italia, la settima potenza industriale del mondo.


Non è allarmismo, è una constatazione oggettiva suffragata dai numeri e dalle tendenze dei mercati che Il Sole 24 ore spiega ormai da mesi. In Italia, con i BTp al 7,3% la spesa per interessi salirebbe di quasi 12 miliardi nel 2012 e di quasi 18 nel 2013. Non solo: a questo livello di tassi siamo al blocco della liquidità e alla paralisi del mercato del credito con le conseguenze che vogliamo solo immaginare – ma che purtroppo cominciano a materializzarsi – per i cittadini e le imprese. Sono molte le aziende a rischio, ha spiegato la Confindustria.


Insomma, ecco la realtà, tremenda quanto si vuole, ma non una virtuale proiezione di sospetti, paure e manovre oscure. Con questa realtà, compresa la possibile fase di recessione evidenziata dal ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture Corrado Passera, si devono fare i conti subito. Per il resto, a cominciare dai ritardi europei dopo lo scoppio del caso Grecia e dalla liquefazione in Italia, per stallo decisionale e riformista, del precedente Governo Berlusconi, ci sarà tempo per discutere.


Quella che ha imboccato Mario Monti non è una lunga autostrada ben asfaltata, in pianura, con poche curve ed accoglienti stazioni di servizio. Al contrario. È un sentiero stretto, in salita, tutto curve pericolose e fondo dissestato. Il Governo deve percorrerlo in fretta, in Europa e in Italia, per di più da sorvegliato molto speciale. Non sono ammessi ritardi di tappa, non sono ammessi errori.


È naturale, qui in Italia, che tutti gli occhi siano puntati sul 5 dicembre. Più che sull'entità dalla manovra ci si domanda da dove si comincia (dalle pensioni?, dalla patrimoniale?, dall'Ici?, dalla flessibilità sul mercato del lavoro?) e ci si interroga su "chi" paga i costi dell'aggiustamento. La politica (che pure ha dato una prova di responsabilità approvando alla Camera il disegno di legge costituzionale sul pareggio di bilancio, primo passaggio di un lungo iter) è in fermento. Così come le parti sociali, in particolare i sindacati. Qua e là, nel Pdl e soprattutto nel Pd, affiorano distinguo e qualche "no" alle ipotesi che circolano. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto di incontrare il Governo prima di lunedì e si dicono pronte a dare battaglia in particolare sul fronte delle pensioni. Nel giorno, però, in cui anche l'Inps conferma dati alla mano che la crescita dell'età di uscita, in Italia, è troppo lenta.


L'incontro ci sarà, ma francamente è più importante che sia stato confermato l'appuntamento del Consiglio dei ministri del 5 dicembre nel quale, come ha precisato il ministro Elsa Fornero, verrà presentata una riforma delle pensioni "improntata su flessibilità e sicurezza e sul rispetto del criterio di equità tra le generazioni". Cosa della quale si discute da troppo tempo e che, al netto di tante misure utili pure prese negli anni scorsi, costituisce uno dei nuovi impegni fondativi presi in Europa.


Vedremo lunedì in cosa consiste, provvedimento per provvedimento e nel suo significato d'insieme, il "pacchetto" del Governo Monti. Per ora dovrebbe valere, per tutti, il confronto con la realtà e i suoi numeri prima ancora di quello con il Governo, a delegazioni spiegate, a Palazzo Chigi. Teniamole a mente, le scadenze. Cinque dicembre, "pacchetto anticrisi" italiano; nove dicembre, vertice europeo per salvare l'euro. Due appuntamenti strettamente collegati.






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