venerdì 20 gennaio 2012

Se Monti e Sarkò tacciono ci pensa il pm di Trani, di Francesco Manacorda

Toccherà alla Procura di Trani, a lei sola, salvare l’onore dell’Italia, forse dell’Europa intera contro, il vile attacco di Standard & Poor’s?

Gli analisti dell’agenzia americana hanno abbassato i rating di mezza Europa, ma nessuno ha gridato al complotto. Frau Merkel: «Loro fanno il loro lavoro, noi facciamo i nostri compiti». Sarkozy, appena più cattivo: «Istigatori della crisi che agiscono controtempo». Monti, diplomatico: «Condivido l’analisi, non il giudizio».


Del resto anche Obama, quando in agosto era toccato agli Usa finire impallinati aveva reagito con misura: «Non importa quel che dice qualche agenzia. L’America è sempre stata e sarà sempre un Paese da tripla A». E ancora, non sono arrivati commenti dalla Bce di Mario Draghi, né dall’americana Sec i feroci controllori del mercato azionario.


Il mondo incassa il colpo, insomma. Ma in mezzo a tanta remissività ecco stagliarsi la Procura di Trani. Da Trani s’indaga contro le agenzie di rating ormai dal 2010 e fino - si è appreso ieri - ai fattacci di venerdì scorso, quando all’Italia è stato appioppato il giudizio poco lusinghiero di BBB. Da Trani sono partiti ieri alla volta della sede milanese di S&P il pm Michele Ruggiero e uomini della Guardia di Finanza per acquisire documenti indispensabili all’inchiesta. Da Trani si spiegava già in agosto che l’indagine, con le ipotesi di reato di manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate, riguardava «giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti» da parte delle agenzie. La prova? Ad esempio il fatto che in maggio l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva detto che la valutazione della stessa agenzia sull’Italia «non era veritiera».


Intendiamoci, con l’azione penale obbligatoria la Procura, anche quella di Trani, ha ovviamente tutti i motivi di aprire i suoi fascicoli sulla base di denunce ricevute. E nessuno qui vuole difendere a priori gli uomini della triplice delle agenzie di rating - oltre a S&P ci sono Moody’s e Fitch - che spesso danno l’impressione di essere non tanto un affidabile termometro dei mercati, quanto un segnale antincendio che entra in funzione quando la casa è ormai in fiamme. Ma dalla sana critica dei controllori che non si capisce bene da chi siano controllati all’uso del Codice Penale per ipotesi di reato che appaiono tutte da dimostrare, il passo appare decisamente lungo.


Forse, invece di immaginare complotti planetari, l’Italia tutta farebbe bene a trarre le conseguenze da una valutazione che sarà ingiusta ma che comunque - Monti dixit - ha i suoi motivi. E forse anche qualche iniziativa sopra le righe della magistratura, in un Paese dove la certezza del diritto è fluida e la durata del processo scandalosa, finisce per tirare anch’essa in basso il rating - non solo quello di Standard&Poor’s - di casa nostra.

http://lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9668

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