sabato 4 giugno 2011

Il Perù che cresce a tassi "cinesi" va al ballottaggio per scegliere tra l'ultraliberista e l'ultranazionalista, di Roberto Da Rin

Un testa a testa all'ultimo voto e una società spaccata in due, metà per Keiko Fujimori, ultraliberista, e l'altra metà per Ollanta Humala, ultranazionalista. Il ballottaggio da cui emergerà il vincitore delle elezioni presidenziali del Perù è in programma domenica.

Il Perù degli ultimi anni è la "perla del Pacifico"; si è guadagnato questa definizione proprio per la sua crescita vertiginosa, per la sua capacità di stare su mercati difficili e competitivi come quelli asiatici, per aver martenuto partnership nel Nord e nel Sud America. Un Paese che ha inanellato tassi di crescita del Pil a ritmi cinesi, superiori al 7%. Con un boom che pare continuare, secondo le previsioni macroeconomiche, anche nei prossimi anni.

Eppure il Paese è in bilico tra due candidati poco credibili sul piano interno e internazionale. Keiko Fujimori, 35 anni, sposata, 4 figli, ha l'appoggio delle classi più elevate. Ma è soprattutto la figlia dell'ex presidente Alberto Fujimori, ora in carcere per corruzione e crimini contro l'umanità, al governo tra il 1990 e il 2000. Keiko ha già anticipato che lavorerà per l'indulto a suo padre e tutti scommettono che ripristinerá il clima pervaso di corruzione, ben conosciuto ai tempi della presidenza del padre.

Ollanta Humala, 48 anni, militare, è l'altro candidato. Nazionalista di sinistra, vicino a Hugo Chavez. Era già candidato quattro anni fa, ma perse contro Alan Garcia.

Stavolta ha più chance, ha incassato più voti di tutti gli altri al primo turno, un mese e mezzo fa. Ora gli istituti di sondaggi parlano di «empate tecnico», pareggio virtuale.

Sarà il 10% di indecisi a determinare la vittoria.

Quello peruviano è uno profilo inusuale sullo scenario politico latinoamericano: un Paese che fatica a proiettarsi nel futuro, che richiama al governo leader corrotti attraverso la candidatura di familiari. Oppure esprime leader discutibili come Humala.

L'economia corre e, anche grazie alla posizione geografica, un avamposto sul Pacifico, i rapporti con la Cina si sono intensificati.

Un caso da manuale di relazione perverse tra politica ed economia, dice un economista del Cepal (la commissione economica dell'Onu) che chiede di non esser citato, «in cui i politici dovrebbero almeno impegnarsi a limitare i danni».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-04/elezioni-peruelezioni-peru-101600.shtml?uuid=AapxF7cD

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