venerdì 24 giugno 2011

Le sfide di Draghi alla Bce

Atene s’inventa nuove tasse pur di rassicurare una pressante Europa


Merkel chiede alla Grecia l’unità nazionale contro il default. Moody’s allerta le banche italiane per il debito

Il Consiglio europeo ha aperto i suoi lavori ieri sera con l’incubo greco e la preoccupazione che George Papandreou non riuscirà a far ingoiare l’amara medicina. La gestione di una crisi che si avvicina al default sarà la prima sfida che attende la Bce e Mario Draghi il quale, ottenuto il voto del Parlamento europeo e la nomina formale del Consiglio, dovrà attendere il passaggio di consegne ufficiale il 31 ottobre. E’ chiaro però che la bomba di Atene occupa già le sue giornate. Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, parla di un rischio contagio che arriva fino agli Stati Uniti. Germania e Francia hanno chiamato a raccolta le principali banche del paese. Un campanello d’allarme suona anche in Italia. Ieri Moody’s ha messo sotto osservazione i rating dei 16 principali istituti di credito italiani, non perché coinvolti nel potenziale crac greco (sono esposti per poco più di 4 miliardi), ma per l’effetto di un possibile declassamento del debito italiano. Se scoppia una nuova tempesta finanziaria, balleranno. Il contagio passa ancora una volta attraverso i derivati, come scriveva ieri il New York Times. Secondo alcune stime, ci sarebbe una esposizione di 78,7 miliardi di dollari per la Grecia soltanto e 616 miliardi per tutti i Piigs (Italia compresa).

Intanto la troika incaricata di gestire la questione greca (composta da rappresentanti della Ue, della Bce e del Fondo monetario internazionale), è ad Atene per fare i conti e ha trovato un “buco nero” da 3,5 miliardi. Il neo ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, ieri ha annunciato che tra i provvedimenti in via di approvazione c’è l’aumento del prezzo del gasolio da riscaldamento, un’imposta una tantum per le persone che ricoprono incarichi pubblici, un “contributo di solidarietà” sul reddito che va dall’1 per cento al 5 per cento e una tassa del 10 per cento sui redditi tra gli 8.000 e i 12.000 euro. L’opposizione di centrodestra guidata da Antonis Samaras, leader di Nuova democrazia, ha detto che non sosterrà “la stessa medicina proposta da qualcuno che sta morendo grazie a essa”. Ma Angela Merkel e Jean-Claude Juncker hanno chiesto unità nazionale ai politici ellenici.

Un rapporto della Ubs (Unione banche svizzere) scrive chiaro e tondo che “la situazione politica in Grecia è sempre più tesa e fluida. Ci stiamo avvicinando al punto di rottura. La probabilità di un default nel prossimo futuro, è aumentata in modo significativo”.
I governi europei hanno convocato le principali banche per discutere la loro partecipazione, su base volontaria (questo il compromesso raggiunto tra tedeschi e francesi) a un allungamento delle scadenze (il cosiddetto rollover). Sia a Parigi sia a Francoforte, alti funzionari del Tesoro si sono incontrati con i manager delle banche più coinvolte (Bnp e Société Générale in Francia, Commerzbank e Deutsche Bank in Germania). Mentre in Olanda e Belgio nel mirino sono ING e Dexia, che ha una esposizione di 3,5 miliardi. Non solo, il gruppo franco-belga, collassato nell’autunno 2008 e salvato grazie ai soldi dei contribuenti, opera in modo massiccio sul mercato dei titoli municipali statunitensi, attraverso i quali le città alimentano i loro bilanci in rosso. Anche questo è un anello debole della catena finanziaria che attraversa l’Atlantico.

Il salvataggio greco, dunque, si trasforma in un piano di salvataggio delle banche, cercando di far ingoiare loro la necessità di mettere in conto perdite. Di qui al 3 luglio, quando si dovrà decidere se concedere o no la tranche del prestito ponte, bisogna mettere a punto anche i dettagli tecnici. I 12 miliardi promessi e non concessi sono la quarta tranche del prestito di 110 miliardi varato un anno fa (80 provengono dalla Ue e 30 dal Fondo monetario). In tutto, dodici rate trimestrali, l’ultima delle quali il 30 aprile 2013. Ma a malapena basteranno a pagare interessi e titoli in scadenza: Stavros Lygeros, analista politico del giornale conservatore Kathimerini, calcola una bolletta da 52 miliardi l’anno prossimo e da 44 miliardi nel 2013, senza contare i 14 che sono ormai in scadenza e per i quali non ci sono quattrini in cassa.

Più che la lista della spesa, però, sul tavolo del Consiglio europeo c’è ormai la variabile politica. Lo scenario ideale è che il governo Papandreou lasci il posto a una grande coalizione o a un gabinetto di salute pubblica guidato da una personalità indipendente che goda della fiducia dei mercati e delle istituzioni europee e internazionali. Il deus ex machina sarebbe Lucas Demetrios Papademos, governatore della Banca centrale dal 1994 al 2002, poi vicepresidente della Bce. Siamo dunque alla vigilia di un’amministrazione controllata, sul piano politico e non solo economico.

http://www.ilfoglio.it/soloqui/9406

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