domenica 16 ottobre 2011

La sinistra ora li condanni, di Ruggero Guarini


Incappucciati e farabutti. Ancor più responsabili sono i politici del bla bla ideologico che fomenta reazioni e giustifica infamie.

Le bande di teppisti che ieri ancora una volta hanno messo a ferro e a fuoco un bel pezzo del centro di Roma sono senz’altro dei farabutti di rango. Solo dei farabutti della migliore specie possono infatti prodursi, nobilmente incappucciati, nelle gagliarde imprese incendiarie che hanno sfregiato la capitale. Questi tipi sono infatti molto peggio dei criminali comuni. I quali, com’è noto, non sentono affatto il bisogno di giustificare i loro crimini sventolando la bandiera di qualche causa. Li commettono e basta . Di questo supremo atto vd vigliaccheria delinquenziale sono infatti capaci soltanto i teppisti in salsa politica. Ancor più farabutti di loro sono però i loro macro politici, ossia quegli elementi della nostra sinistra ufficiale che con il loro incessante, demenziale, irresponsabile blabla ideologico, anziché cercare, come sarebbe loro imprescindibile dovere, di scoraggiare e di spegnere la violenza criminale, sempre in procinto di esplodere, di queste pattuglie di canaglie in servizio permanente effettivo, al contrario non solo non cessano di coccolarle e blandirle mostrandosi sempre disposti a giustificare e comprendere le loro infamie, ma addirittura provvedono, all’occorrenza, a ispirare e favorire le loro imprese più infami. Insomma più criminali dei gesti dei sedicenti indignados di ieri (che sono poi quelli – sempre gli stessi – con cui da anni queste truppe di gaglioffi provvedono ogni tanto ad allietare la vita delle nostre già provate città: bombe molotov, bombe carta, spranghe di ferro, vetrine spaccate, scontri con la polizia, case e vetture in fiamme, discorsi e slogan idioti, aggressioni), sono gli ammicchi e i buffetti con cui la loro padroncina politica, questa nostra gauche disperata e impotente, non manca mai di mostrarsi del tutto incapace di emettere sulle loro gesta quelle chiara e netta condanna, senza se e senza ma, che le sue note pretese intellettuali e morali dovrebbero imporle di esprimere. Questa riluttanza a condannare risolutamente la violenza di queste formazioni teppistiche, e con essa le stesse pratiche collettive che ne favoriscono le esplosioni, esprime qualcosa di molto più grave che una semplice, incolpevole attitudine all’indulgenza. In essa infatti è fin troppo facile fiutare l’inconfondibile olezzo della viltà. Soltanto la profonda codardia di cui si nutre l’animo dei peggiori demagoghi può per esempio avere indotto l’eroico Antonio Di Pietro a esaltare a scatola ancora chiusa la manifestazione di ieri arrivando ad attribuirle il senso di una giusta protesta di un paese che (udite, udite) “sta morendo di fame”. Soltanto una pavida vocazione all’idolatria delle masse può aver consigliato nei giorni scorsi ad alcuni dei capetti apparentemente più civili e responsabili del nostro centro-sinistra di attribuire al furore dei nostri indignados il potere e il diritto di "fare piazza pulita" a qualunque costo. E soltanto una strana forma di timoroso rispetto per la nota, manifesta fatuità della rabbia alla piazzaiola può aver costretto un uomo giustamente stimato per la sua serietà e sobrietà come Mario Draghi ad affermare di comprendere perfettamente la ragioni di questi energumeni. Discorrendo delle chiacchiere aizzatrici alla violenza in piazza sarebbe comunque ingiusto tacere dai meriti acquisiti in questo campo dai maestrini di quella intellighenzia goscista che sogliono esercitare il loro magistero dal pulpito della Repubblica, e in particolare di quella pitonessa della santa collera antiberlusconiana che è la signora Barbara Spinelli. La quale, negli ultimi tempi, invocando un rilancio immediato della lotta al berlusconismo, ha più volte suggerito la costituzione di un Comitato di Liberazione Nazionale. Da questo gagliardo richiamo all’epos resistenziale risulta dunque che negli ambientini più chic di questa sinistra allo sbando, si esige che da noi la lotta politica assuma presto il colore di una salvifica “guerra civile”. Ebbene: i facinorosi che ieri sono passati all’azione incendiando vetture e cassonetti, aggredendo poliziotti, seminando il terrore per le strade fra persone impaurite e turisti sgomenti, scatenando l’inferno in città per castigare un governo che si è permesso ancora una volta di non cadere sotto i colpi di un’opposizione non meno stupida che feroce, che altro in effetti hanno fatto se non prodursi in alcune scene di "guerra civile"?

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