martedì 29 novembre 2011

«Emissioni nella norma» L'Ilva si erge a modello, di Cesare Bechis


TARANTO

Dal 2008 diossina diminuita del 98 per cento

Presentato il terzo rapporto «Ambiente e sicurezza»

L'incontro
L'incontro
TARANTO - Taranto non è la città più inquinata d’Italia e la fabbrica dell’acciaio Ilva può addirittura diventare un modello di eccellenza. Il rovesciamento totale dei ruoli e delle imputazioni a carico della Riva Fire è stato sottolineato ieri dall’ingegner Adolfo Buffo, direttore della qualità, sicurezza ed ecologia dello stabilimento tarantino, illustrando i dati del terzo rapporto su «Ambiente e sicurezza» di fronte a una platea di amministratori, tecnici, autorità, sindacalisti e lavoratori. A Taranto l’azionista Riva ha speso in quindici anni 1,12 miliardi per rendere gli impianti sempre più compatibili con l’ambiente. Sono calate le emissioni di diossina, benzo(a)pirene e degli altri inquinanti; le polveri sottili sono risultate nei limiti, i consumi di energia e di acqua ridotti del 40 per cento, gli incidenti drasticamente diminuiti. Statistiche eloquenti sulla «continuità» e sullo sforzo con i quali l’azienda lavora per rendere gli impianti il meno nocivi possibile alla salute collettiva e all’incolumità dei dipendenti, tanto da aver ottenuto a luglio l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) e da aver superato la fase di verifica per la certificazione «volontaria» Emas ai fini del miglioramento delle prestazioni ambientali. «Per ottenerla — ha auspicato il vice presidente Fabio Riva — è necessario che quanto prima l’Arpa faccia il lavoro di verifica. Posso dire che per la sicurezza e per la so«stenibilità siamo al livello dei migliori impianti siderurgici mondiali». Buffo ha elencato alcuni dati, non tutti prodotti in casa. Per le polveri sottili, nelle classifiche di Legambiente Taranto è stata tra le 30 città italiane a più basso livello di pm10 con una media 2010 di 32,4 microgrammi per metro cubo delle centraline del quartiere Tamburi a ridosso dello stabilimento. Per la diossina, le emissioni dal 2008 sono diminuite del 98 per cento.
L’ultimo campionamento a sorpresa effettuato dall’Arpa, a metà novembre, ha dato una media di 0,2 nanogrammi per metro cubo, inferiore al limite di 0,4 fissato dalla legge regionale. I 41 campionamenti esibiti dall’Ilva forniscono un valore medio di 0,37, quindi entro la legge, ma c’è da dire che i tre campionamenti fatti da Arpa danno un livello medio di emissioni superiore al limite di legge. L’assessore Lorenzo Nicastro ha detto che attenderà la relazione dell’agenzia, entro fine anno, per valutare il da farsi. Arpa potrebbe effettuare altre campagne di rilevamento (almeno tre, dice il regolamento regionale) fino ad ottenere una media inferiore allo 0,4. L’altro elemento fortemente inquinante tenuto sotto osservazione è stato il benzo(a)pirene. Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa, ha fornito il dato medio di 0,8 nanogrammi nel 2011, inferiore al limite di un nanogrammo fissato dalla legge. Quanto agli infortuni, negli ultimi due anni nessun incidente grave e riduzione netta complessiva grazie a un proficuo intervento sulla formazione. Nicastro ha apprezzato «l’approccio positivo del presidente Riva che ha definito l’Aia una garanzia di regole e le prescrizioni una nuova sfida da vincere». E auspica una fase 2.0 nel rapporto tra economia ed ambiente, il passaggio cioè dalla tutela ambientale e dal controllo delle emissioni alla riduzione dell’impatto della fabbrica e delle risorse prese dall’ambiente. «L’azienda deve diventare sempre di più una risorsa per il territorio e non essere più percepita come un rischio». E l’arcivescovo di Taranto, Benigno Luigi Papa, ha cercato di contemperare tutte le esigenze, ecumenicamente: «Non c’è nulla di più nocivo che creare un clima di conflittualità permanente. Serve un patto di alleanza tra città, provincia e azienda per un futuro roseo per tutti».

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